Incident Response
5 December 2026

Incident response nelle prime 24 ore

Hai subito un attacco informatico? Le prime 24 ore sono decisive. Scopri le azioni essenziali per limitare i danni, comunicare correttamente e ripartire.

Incident Response per PMI - Gestione delle prime 24 ore da un attacco cyber
Introduzione

In un contesto dove gli attacchi informatici evolvono con rapidità — ransomware, exploit zero‑day, campagne di phishing mirate — le prime 24 ore successive all'intrusione rappresentano il momento più critico per una piccola o media impresa. In quelle ore si decide se contenere i danni o subire perdite irreversibili: interruzioni di servizio, furto di dati sensibili, sanzioni di conformità, perdita di fiducia da parte di clienti e partner.

Un approccio tempestivo e strutturato — basato su un vero piano di incident response — fa la differenza. Ecco una guida pratica e professionale pensata per PMI, con indicazioni concrete su "cosa fare dopo un attacco hacker", come gestire la gestione incidente cybersecurity, e come prepararsi fin da ora con un piano di risposta ad hoc.

Perché le prime 24 ore sono critiche
  • Limitazione del danno tecnico e di business: ogni minuto di inattività può tradursi in perdita economica, interruzione dei processi produttivi o perdita di dati irreversibili.
  • Impatto legale e reputazionale: per normative come GDPR, NIS2 o DORA, un data breach richiede notifiche tempestive — ritardi o omissioni possono comportare sanzioni o danni reputazionali.
  • Preservare evidenze forensi per eventuali azioni legali o assicurative: una raccolta di tracce mal gestita può compromettere responsabilità, polizze o processi di recupero.
Segnali tipici di compromissione per PMI

Sistemi lenti, blocchi improvvisi o crash — Possibile malware in esecuzione o consumo eccessivo di risorse

File cifrati, richieste di riscatto su schermo — Classico indicatore di ransomware attivo

Account creati/modificati senza autorizzazione — Potenziale backdoor o compromissione credenziali

Email sospette inviate a clienti/fornitori — Uso di account compromessi per propagazione o social engineering

Accessi in orari inconsueti o da geolocalizzazioni anomale — Indice di attacco remoto o insider threat

Identificare subito questi segnali aiuta a reagire con rapidità, riducendo l'impatto e proteggendo la continuità operativa.

Cosa fare subito: guida operativa nelle prime ore

Azioni indispensabili:

  • Non spegnere indiscriminatamente tutto, per evitare la perdita di log e tracce utili.
  • Isolare subito i sistemi sospetti: segmentare la rete, disconnettere host compromessi, bloccare l'accesso da remoto.
  • Contattare immediatamente il referente interno o il provider di sicurezza: attivare il team tecnico o il fornitore specializzato.
  • Raccogliere evidenze senza alterarle: log di sistema, snapshot, memoria volatile — conservare le prove per forensics o compliance.
  • Avviare la comunicazione interna: informare il management, il DPO, i responsabili operativi.

Errori da evitare:

  • Non ignorare i segnali iniziali sperando scompaiano da soli.
  • Non accelerare il ripristino senza avere verificato l'integrità dei backup.
  • Non comunicare esternamente senza coordinamento: dichiarazioni premature possono aggravare la crisi.
Comunicazione interna ed esterna: chi informare subito

Una risposta efficace richiede un coordinamento tra più attori:

  • Interni: management, team IT, responsabile GDPR/DPO, responsabili di linea.
  • Esterni: clienti, fornitori, partner — con comunicazioni calibrate e trasparenti.
  • Consulenti legali o esperti di compliance: per valutare obblighi di notifica, potenziali responsabilità e preparare la documentazione per autorità o stakeholder.
Una comunicazione chiara e tempestiva rafforza la fiducia dei clienti e dimostra professionalità: può trasformare una crisi in un segnale di resilienza.
Backup e continuità operativa: come ripartire in sicurezza
  • Verifica immediata dell'integrità dei backup: se i backup sono compromessi o cifrati, è rischioso procedere al ripristino.
  • Valutazione dei processi critici: identificare quali sistemi e servizi devono essere ripristinati per primi, garantendo la continuità minima operativa.
  • Differenza tra disaster recovery e business continuity: non basta ripristinare i sistemi — è fondamentale garantire che i processi aziendali critici rimangano operativi.
Perché serve un piano di incident response predefinito
  • Riduce il caos decisionale e le reazioni impulsive.
  • Definisce ruoli e responsabilità: chi fa cosa in caso di attacco.
  • Include procedure, strumenti e contatti di emergenza.
  • Facilita la conformità a normative e standard (ISO/IEC 27001, NIS2, DORA).

Un piano strutturato trasforma una crisi in un incidente gestito con professionalità e rapidità.

Come un partner specializzato può fare la differenza

Affidarsi a un provider esterno esperto di gestione incidente — come ISGroup — significa avere in pochi minuti:

  • un SOC/MDR attivo 24/7, capace di rilevare e reagire in tempo reale;
  • un team di esperti di forensics, remediation, threat intelligence e compliance normativa;
  • un piano di incident response personalizzato, già testato e pronto all'uso;
  • supporto legale e operativo per notifiche GDPR, reportistica, recovery.

Con ISGroup, la tua PMI accede a competenze da boutique di cybersecurity: esperienza reale, approccio artigianale, servizi su misura.

Esempio concreto: attacco rilevato e neutralizzato in 24 ore
Un'azienda manifatturiera con 120 dipendenti subisce un ransomware: file cifrati, richiesta di riscatto, panico generale. Grazie al piano di incident response attivo e al supporto di ISGroup, in meno di 6 ore i sistemi infetti sono isolati, i backup sani identificati, una comunicazione interna avviata, e la continuità operativa garantita con ambienti temporanei. Il ripristino completo avviene con successo in 18 ore, senza perdita di dati sensibili e con minima interruzione dell'attività produttiva.

Questo caso dimostra che — con le procedure giuste — è possibile ripartire rapidamente e in sicurezza.

FAQ: le domande più frequenti sull'incident response

Dobbiamo pagare il riscatto se siamo sotto attacco ransomware?
No. Pagare non garantisce il recupero dei dati e può incentivare ulteriori attacchi. Meglio isolare, valutare backup integri e avviare procedure di recupero sicure.

Quanto tempo serve per ripristinare i sistemi dopo un attacco?
Dipende da molti fattori: integrità dei backup, complessità dell'infrastruttura, risorse disponibili. Un piano di incident response può ridurre tempi da giorni a ore.

Un piano di incident response è utile anche senza avere subito un attacco?
Assolutamente sì. Serve a prevenire caos, capire responsabilità, prepararsi a conformità regolamentari e ridurre i tempi di intervento in caso di crisi.

È sufficiente un antivirus per proteggere una PMI?
No. Un approccio moderno richiede una strategia multilivello: endpoint security, SOC/MDR, backup, piani di risposta e recovery, formazione e consapevolezza.

Non aspettare che sia troppo tardi

Il tempo gioca a favore dell'attaccante: ogni ora di indecisione aumenta il danno. Per una PMI, avere un piano di incident response predefinito e un partner affidabile può fare la differenza tra un attacco gestito e una crisi aziendale.

Contatta subito ISGroup per una consulenza gratuita e ricevi un piano di incident response su misura per la tua azienda.

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